La relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati attacca i media – e ancora una volta mette a disagio sia amici che nemici.
Lo scorso venerdì, attivisti autoproclamati pro-palestinesi hanno devastato le redazioni della sede centrale di «La Stampa» a Torino. Secondo i resoconti dei media, un centinaio di persone era entrato nell’edificio, che in quel momento era deserto perché la maggior parte delle redazioni in Italia quel giorno erano in sciopero per migliori condizioni lavorative.
Gli attivisti hanno devastato gli uffici, imbrattato i muri e lanciato oggetti in giro. Inoltre, hanno scandito slogan che agli osservatori ricordavano quelli delle Brigate Rosse, che negli anni settanta terrorizzarono l’Italia con attentati. «Giornalista terrorista, sei il primo della lista», «Giornalista, ti uccido» – questi erano i messaggi che apparentemente sono stati catturati dalle videocamere. Liberamente tradotto: «Giornalisti, siete i primi sulla lista, vi uccidiamo!»
L’opinione pubblica italiana ha reagito scioccata all’attacco. Tutti gli schieramenti politici dalla presidentessa del Consiglio Giorgia Meloni al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella fino all’opposizione hanno condannato l’attacco come una grave violazione della libertà di stampa. Case editrici in tutta Italia si sono solidalizzate con i colleghi torinesi.
Espulsione di un imam
Secondo i resoconti dei media, il contesto dell’attacco era l’espulsione imminente di Mohammed Shahin, un imam egiziano attivo fino a poco tempo fa a Torino. Quest’ultimo aveva minimizzato e sdrammatizzato l’attacco terroristico di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023 durante una manifestazione nella città del nord Italia, motivo per cui le autorità italiane avevano ordinato la sua espulsione. Con il loro attacco a «La Stampa», i responsabili, in parte ancora minorenni, hanno dichiarato di voler esprimere la loro solidarietà con l’imam.
Che proprio la redazione torinese sia stata l’obiettivo degli attacchi non è privo di una certa ironia. Infatti, «La Stampa», come la maggior parte dei grandi quotidiani italiani, segue una linea abbastanza favorevole alla Palestina. Nelle sue pagine si esprimono spesso autrici palestinesi molto puntuali come Rula Jebral e Majd al-Assar.
L’ingresso della redazione di «La Stampa» a Torino è stato danneggiato durante l’attacco.
Gli investigatori di Torino sospettano un legame tra il centro sociale Askatasuna e i giovani responsabili. Askatasuna è una casa occupata sin dagli anni novanta nella metropoli piemontese.
Nella casa si svolgono numerosi eventi culturali e sociali, ma è anche possibile che lì trovino rifugio e «ispirazione» attivisti radicali e violenti. La destra italiana vorrebbe sgomberare la casa, mentre il governo cittadino socialdemocratico di Torino punta (ancora) sul dialogo e vuole trasformare la casa in un’organizzazione a conduzione comunitaria.
Giustificazione fornita
La discussione, già molto emotiva dopo l’attacco, è stata alimentata nel fine settimana da Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati. La giurista italiana 48enne evita ogni polemica quando si tratta del conflitto di Gaza. Anche in Svizzera e Germania si sono già verificati conflitti a causa sua.
Ha commentato l’attacco alla redazione torinese con queste parole: «Non si dovrebbe usare violenza contro nessuno, ma allo stesso tempo questo dovrebbe essere un monito per la stampa a ripensare al suo vero compito.» Implicitamente, Albanese ha accusato la stampa di avere una posizione unilaterale pro-israeliana nella sua copertura del conflitto di Gaza. Allo stesso tempo, ha giustificato a posteriori l’atto di violenza.
I politici italiani si sono detti scioccati da queste dichiarazioni. Giorgia Meloni ha dichiarato su X che è «estremamente preoccupante che di fronte a un’esplosione di violenza contro una redazione di giornale qualcuno accusi in parte la stessa stampa».
Con la sua posizione, Francesca Albanese offende allo stesso modo amici e nemici. Mentre la destra si è già da tempo accanita contro la relatrice speciale delle Nazioni Unite, è stata a lungo ben accettata nei circoli moderati e di sinistra. Di recente a Bologna le è stata conferita la cittadinanza onoraria, mentre a Reggio Emilia il sindaco le ha attribuito un premio per il suo impegno in Medio Oriente.
In entrambi i casi, però, le onorificenze non sono state del tutto pacifiche. Quando il sindaco libertario di sinistra di Reggio ha osato ricordare alla consegna del premio all’inizio di ottobre che per una pace duratura a Gaza è necessaria la liberazione anche degli ostaggi israeliani detenuti da Hamas, tra i fan presenti di Albanese è scoppiata una tempesta di indignazione – su questo Albanese ha fatto sapere al sindaco che «non dovrebbe dire una cosa simile di nuovo». Già allora l’establishment socialdemocratico ha reagito con notevole stupore per l’affronto.
Revoca della cittadinanza onoraria?
Anche durante l’assegnazione della cittadinanza onoraria a Bologna ci sono stati disaccordi. Una parte del Partito Democratico (PD) in città si è opposta all’onorificenza, ma alla fine la maggioranza ha prevalso. Tuttavia, dopo le recenti dichiarazioni di Albanese sugli incidenti di Torino, la situazione potrebbe cambiare. Comunque sia, il presidente della città e alcuni consiglieri comunali hanno subito preso le distanze da Albanese. Non è escluso che l’onorificenza possa ora essere revocata. La Lega ha già presentato una mozione in tal senso in consiglio comunale.
E cosa dice la stessa Albanese riguardo la recente polemica? «A mio parere mi criticano perché incuto loro paura, perché rappresento il cambiamento e il risveglio della coscienza», ha dichiarato domenica sera in un programma televisivo.
Fonte originale: https://www.nzz.ch/international/angriff-auf-la-stampa-francesca-albanese-in-der-kritik-ld.1914422


