Nuovi monarchi. Sul matrimonio veneziano di Jeff Bezos e Lauren Sánchez

Questo non va bene. Lo vedrebbe anche un cieco. Prima il rifiuto della Chiesa cattolica di celebrare il matrimonio dei due divorziati nella basilica sulla piccola isola monastica di San Giorgio Maggiore, poi le proteste contro l’appropriazione di Venezia da parte dell’uomo con un patrimonio di oltre 200 miliardi di dollari, il quarto più ricco al mondo, infine lo spostamento della festa di nozze, che ha avuto luogo sabato, in un ex cantiere navale per pericolo di attentati. E ora anche la cancellazione da parte della stilista di unghie preferita della sposa.

No, il matrimonio di Jeff Bezos, proprietario di Amazon e maggiore rivenditore online al mondo, e Lauren Sánchez, ex conduttrice televisiva, già lanciata nello spazio con il suo amante a bordo del suo razzo e figura di prua ideale per il suo yacht da 127 metri, il “Koru”, costato mezzo miliardo, questo matrimonio tra il 61enne e la 55enne, celebrato sabato, non è baciato dalla fortuna.

È anche un’ingiuria celebrare le proprie nozze, con 250 invitati giunti da tutto il mondo in 95 jet privati, nel pieno della stagione turistica in una città lagunare già piegata dal turismo di massa. Ed è indice di stupefacente mancanza di fantasia scegliere lo stesso luogo e lo stesso hotel in cui si sposarono già nel 2014 l’attore George Clooney e l’avvocata Amal Alamuddin, e nel 2016 il calciatore Bastian Schweinsteiger e la tennista Ana Ivanovic.

Naturalmente, è anche un atto di sfrenatezza usare i palazzi più belli di Venezia come gigantesca sala da ballo per la propria storia d’amore (per questo l’Europa, tanto disprezzata dai tech-bro come Bezos, va ancora bene!). E pensare di poter placare gli animi con una donazione dell’ultimo momento da un milione di euro a un fondo per la laguna impegnato nella lotta contro la scomparsa di Venezia.

Ma insomma: più pomposamente una coppia festeggia, più in fretta, di norma, si separa. Tutte le ricchezze, i 20 milioni di dollari spesi per le nozze, i chirurghi estetici, l’anello di fidanzamento da 2,5 milioni di dollari e i 27 diversi abiti nuziali della sposa, non serviranno a nulla. Sussurriamo noi poveri invidiosi, corrosi dalla gelosia.

Ma chi pensa e parla così potrebbe sbagliarsi. Gli sfugge qualcosa in tre punti: il mondo degli ultraricchi. La storia del matrimonio. E il presente.

Partiamo dal mondo di coloro che possiedono più denaro di quanto potranno mai spendere. Negli ultimi anni, i matrimoni di coloro che governano il mondo e le cronache rosa sono diventati sempre più sfarzosi – anche grazie alle nuove possibilità di messa in scena, ad esempio con i droni. Gli scienziati parlano di “tendenze all’eventizzazione”. Il sociologo tedesco Jo Reichertz definisce la tendenza una “teatralizzazione dei sentimenti” e osserva che la “credibilità dell’espressione amorosa” oggi si misura su “ciò che gli innamorati sono disposti a fare l’uno per l’altro sotto lo sguardo del pubblico”.

Il sociologo ha colto nel segno. Non si tratta affatto principalmente di celebrare il proprio amore – si potrebbe fare anche in forma intima –, ma dell’immagine che il mondo avrà di quel momento. L’autorappresentazione su Instagram è più importante di ciò che accade quando le telecamere si spengono – anche se quest’ultima è decisiva per la durata della relazione. La pubblica esibizione della propria felicità è il comandamento supremo. In questo mondo, il matrimonio è un affare stipulato da due narcisisti per attirare l’attenzione, confermare il proprio status sociale e potere, e farsi omaggiare dai sudditi.

Giuridicamente, questo “accordo” è a prova di bomba. Con un contratto prematrimoniale, Jeff Bezos si è assicurato che non gli accada di nuovo quanto capitato nel 1993, quando sposò MacKenzie Scott, imprenditrice e autrice. Allora l’amore lo aveva accecato. In assenza di un contratto, dopo 25 anni di matrimonio dovette versare a Scott 38 miliardi di dollari. Lei ha anche firmato “The Giving Pledge”, a differenza del suo ex marito, impegnandosi a donare almeno il 50% del suo patrimonio. Lui dona, sì, ma non vuole impegnarsi a una cifra precise.

Ma in questo mondo nessuno si preoccupa della “credibilità”, come sostiene il sociologo Reichertz. Altrimenti non si spiegherebbe come mai Leonardo DiCaprio, Oprah Winfrey o Lady Gaga siano venuti a Venezia. Tutti e tre sono dichiarati democratici, hanno sostenuto attivamente Kamala Harris e persino investito milioni nella sua campagna elettorale.

In netto contrasto con il loro anfitrione, che con il suo “Washington Post” non ha voluto supportare Harris, che alla cerimonia di insediamento di Donald Trump appariva come un ragazzino e che ha invitato a Venezia anche Ivanka Trump, suo marito Jared Kushner e lo stesso presidente americano. No, queste persone vengono per rendere omaggio a un monarca che, grazie al suo servizio di streaming Amazon Prime Video e alla sua casa di produzione Amazon MGM Studios, esercita grande influenza nel mondo dello spettacolo – e persino per cantare per lui, nel caso di Lady Gaga.

Tuttavia, con il loro approccio affaristico al matrimonio, signori e signore si inseriscono in una tradizione storica. Infatti, ai romantici senza speranza va detto: il matrimonio è sempre stato un affare. Il matrimonio d’amore è un’anomalia della storia. Per lo più il matrimonio è stato un’unione di interesse che univa beni e casate nobiliari. Tra i contadini, ad esempio, non si univano un uomo e una donna, ma due campi. Quando si sposavano due figli reali, primeggiavano le considerazioni strategiche. Se nasceva amore in un matrimonio, era un effetto collaterale auspicabile, che però diventava problematico qualora motivi politici o economici rendessero necessaria una separazione.

Sì, il trionfo del matrimonio si deve a motivi ereditari, dunque prosaici. Per la Chiesa, il matrimonio era uno strumento per controllare la donna e un freno divinamente imposto contro la poligamia e la dissolutezza. Perfino Martin Lutero predicava: “Non si dovrebbe lasciare che vi sia uno stato più alto davanti a Dio di quello matrimoniale.”

Ciò che osserviamo in questo matrimonio (e in molti altri luoghi) è la ricostruzione di una società di corte, che fiorì in maniera smodata presso i re di Francia – e in cui una sola persona brilla come un sole, da cui dipende l’esistenza di tutti gli altri. Sappiamo com’è finita. Oggi non deve andare altrettanto lontano. Anche qui varrebbe la pena dare uno sguardo alla storia, nello specifico al Medioevo.

Alla fine del XIV secolo furono emanati dei regolamenti sul lusso e lo sfarzo per mettere un freno alla competizione in feste, sprechi e smodatezza. Un decreto del consiglio di Norimberga si scagliava contro “significativa sfarzosità, vanità e superfluo”. Queste ordinanze limitavano i costi per abiti, gioielli e acconciature così come il numero di ospiti a battesimi, matrimoni e funerali. “La luxuria conteneva in sé il rischio dell’autodistruzione”, scrive la storica Annette Kehnel nel suo libro “I sette peccati capitali”. Speriamo solo che non abbia ragione anche oggi.

Fonte originale: https://www.nzz.ch/feuilleton/hochzeit-des-jahres-in-venedig-sind-die-hoefischen-zeiten-wieder-da-ld.1890431

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